Prima Lettera della Grande Quercia
23 gennaio 2010
Ciao,
io sono la Grande Quercia.
Abito
da 200 o 300 anni – boh, non ricordo bene… sai, la memoria fa cilecca – a
Castelvetro piacentino, in zona Oppiazzi.
Tu dirai: perché una quercia mi scrive?
Semplice:
ho bisogno di te.
Ti
racconto la mia storia.
Sono nata per volontà di un uomo che amava molto gli alberi,
soprattutto le querce. Diceva che noi querce siamo l’orgoglio dell’uomo perché
diventiamo grandi e potenti come lui. Io non sapevo nulla del potere e della
grandezza, ero piccola e fragile. Ogni volta che un temporale arrivava io
cercavo di ancorarmi più saldamente al terreno, perché temevo che il vento
forte mi portasse via.
Crescendo, ho poi
imparato che il vento non bisogna ostacolarlo, ma al contrario bisogna
ascoltarlo, così sono diventata
amica del vento e ho cominciato a giocare con
lui.
Diventavo
sempre più alta e facevo sempre più fatica a guardare il mondo che si muoveva
sotto di me, mi veniva più facile guardare in alto. Anche i miei amici uomini
lo facevano sempre, loro sempre in alto guardavano.
Così
vidi delle cose che mai avrei pensato di scoprire. Un mondo meraviglioso e
oscuro, stelle brillanti e suoni magici.
Belloooooo!
Credevo
che il mondo fosse solo questo.
Finché un giorno scoprii che esistevano anche altre cose.
Il
mio amico, l’uomo che mi aveva dato la vita, non c’era più. Se n’era andato in
un mondo lontano che non conoscevo,
doveva essere terribile perché tutti quando
pronunciano quel nome piangono e ne hanno paura. Il paese è “morte”.
Credevo
fosse un paese, poi un giorno ho scoperto che non è così.
La
morte non è un paese, ma è un luogo non lontano né vicino, né brutto né bello,
è semplicemente il posto in cui andiamo quando il nostro tronco e i nostri rami
sono troppo vecchi e non servono più. In quel posto ritroviamo tutto e tutti,
ritroviamo
coloro che amiamo e che vogliamo ritrovare.
Quante cose che ho imparato nella mia lunga vita! Ho anche
scoperto che agli uomini piace pensare che sul pianeta tutto
sia loro. Pensano
che la terra sia loro, continuano a guardare in alto e non si curano di tutto
ciò che calpestano.
Sai, io non ho piedi e mai mi sono potuta spostare da dove sto.
Tutto quello che ho imparato l’ho appreso perché ho ascoltato coloro che
volevano parlare con me, come gli uccelli, che volano sempre più in alto, ma
che sanno guardare in basso.
Mi piace ascoltare la voce del mondo, ma essendo
una nonna quercia ho imparato anche ad ascoltare con il cuore:
io leggo nel
cuore di tutti. Scopro così molte cose.
La solitudine, per esempio. Molti si sentono soli in questo
mondo.
Sai
cosa dico io?
La
solitudine non è una cosa negativa.
La
solitudine è solo un’opportunità di crescita. Non cresci se corri, non cresci
se sei circondato dal rumore e cerchi di
urlare per farti ascoltare.
La voce del silenzio insegna più di mille professori urlanti. La
solitudine ti porta il tuo silenzio, e quel silenzio molti lo hanno
sperimentato sotto il mio grande ombrello. I miei rami hanno protetto molti
cuori di uomini e donne, bambini e animali
che hanno voluto ascoltarmi e che
hanno saputo ascoltarsi.
Io
sono la Grande Quercia
e vivo per amare chi vuole amarsi.
Mi piacerebbe che tu venissi a trovarmi, ma devi fare presto
perché l’uomo che guarda sempre in alto mi vuole tagliare.
Al
mio posto verrà costruita una grande strada a sei corsie, che farà correre
ancora più velocemente l’uomo.
Io
non ho paura di morire (ho scoperto che la morte è un bluff), so che vivrei
ancora e che poi un giorno ritornerei.
Ma penso a tutti quei cuori che non
riusciranno più ad ascoltarsi perché saranno circondati dal rumore.
Aiutami!
Io
non sono importante, sono solo una semplice creatura che ha bisogno di te.
Dammi
una mano: fai sapere quello che vogliono fare.
So
di chiederti molto, ma so anche che il tuo cuore è bello e grande. E’ grande
come sono grande io.
La Grande Quercia
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